SN 8804

 

Nella Anfuso Soprano

Beatrice Clerici Clavicembalo di Domenico da Pesaro (1570)

  1. Solitario augellino    (3'03)

  2. Lungi dal vostro lume   (3'24)

  3. O durezza di ferro   (2'37)

  4. Ho visto al mio dolore   (2'55)

  5. Lasso ch'i ardo   (4'40)

  6. In qual parte del ciel (4'26)

  7. Tutto'l dì piango   (5'28)

  8. Quest' umil fera   (4'52)

  9. Se tu parti da me Fillide amata   (1'20)

  10. Ma se resti al mio ben al mio contento   (1'23)

  11. Chi più cara t'havrà chi tanto t'ama   (1'35)

  12. Anima ohimè che pensi   (3'01)

  13. O miei giorni fugaci   (3'14)

JACOPO  PERI

OPERA OMNIA I

Madrigali

(1609)

NELLA  ANFUSO  Cantatrice
Beatrice Clerici - Clavicembalo di Domenico da Pesaro (1570)

Nel maggio del 1978, il «Centro Studi Rinascimento Musicale» di Firenze organizzò l'annuale Convegno Internazionale di Musicologia dedicandolo a «JACOPO PERI: problemi di estetica, interpretazione, esecuzione e realizzazione del Continuo». Da questo incontro, a cui parteciparono alcuni dei maggiori studiosi della civiltà musicale rinascimentale, emersero dei nuovi dati di importanza fondamentale per un recupero artistico del Peri storicamente più completo. Emersero, fra l'altro, frutto di fortunate ricerche di archivio, dati biografici che illuminano, in maniera più esauriente, la personalità e l'attività di uno dei maggiori musicisti italiani dell'epoca. Ciò che riportiamo in questa breve presentazione decorre da quanto appurato nel corso di quel Convegno.

Nato il 20 Agosto 1561 in località incerta (egli afferma Roma) da nobile famiglia fiorentina (molti Peri abitavano nel quartiere di S. Croce), come egli stesso asserisce, Jacopo già all'età di 12 anni è cantore stipendiato nel convento dei Serviti di SS. Annunziata di cui frequenta anche la scuola. Prima del 1577 diviene allievo di Cristofano Malvezzi (maestro di Cappella del Duomo e di S. Giovanni - Battistero - ed organista a S. Lorenzo), il maggiore musicista della città insieme ad Alessandro Striggio. Malvezzi include le due prime composizioni del Peri, un ricercare a 4 voci ed un madrigale a 3 voci, in due sue pubblicazioni. Nel 1578/9 diviene organista alla Badia Fiorentina dove rimane per 23 anni e, contemporaneamente, viene assunto come Cantore, particolarmente ammirato, nella Cappella di S. Giovanni. Nel 1588 circa, inizia la sua attività al servizio della Corte medicea; a parte un viaggio a Roma, nel 1616 insieme a Francesca Caccini, Jacopo trascorre la sua vita a Firenze. Nel 1600 è nominato capo-accompagnatore del «Concerto de' Castrati»; dal 1602 fa parte della Accademia degli Elevati cui aderiscono Francesco Cini, Marco Da Gagliano, Luca Bati, Piero Strozzi e Giovanni del Turco, accademia di cui è Patrono il futuro Duca di Mantova, Ferdinando. Nel 1616 diviene Camarlingo (carica che conserverà fino alla morte) della Corporazione dell'Arte della Lana e membro del Consiglio dei Duecento. È nella seconda decade del 1600 che il ruolo di Peri, nella vita musicale fiorentina, diventa particolarmente importante, testimoniato da una attività artistica di cui purtroppo ci rimangono pochi documenti musicali. Dopo la morte di Cosimo II, si assiste a Firenze ad un incremento delle Sacre Rappresentazioni che hanno luogo a S. Maria Novella organizzate dalla Compagnia dell'Arcangelo Raffaello di cui fanno parte i Granduchi, Bardi, Corsi, Caccini, Rinuccini, Marco Da Gagliano, G. Battista Da Gagliano, Jacopo Cicognini ed altri insigni fiorentini. Per questa Compagnia, Jacopo scrive negli anni 1622/24 delle sacre rappresentazioni in cui canta il figlio Alfonso (che è insieme a Dino, allievo di Galilei, il più celebre fra i suoi figli). Jacopo Peri muore (o viene sepolto) il 12 Agosto 1633.

La maggior parte della produzione è andata purtroppo perduta. Fra le musiche in Genere Rappresentativo possiamo citare: Dafne (Testo di Ottavio Rinuccini, restano soltanto alcuni frammenti), Tetide (Testo di Francesco Cini), Adone (Testo di Jacopo Cicognini), Lo sposalizio di Medoro ed Angelica (Testo di Andrea Salvadori), Jole ed Ercole (Testo di Andrea Salvadori, resta il Lamento di Jole). Fra le Sacre Rappresentazioni ricordiamo: La benedittione di Jacob (Testo di G. M. Cecchi-Jacopo Cicognini), Il gran Natale di Christo (Testo di Jacopo Cicognini), La celeste guida, ovvero L'Arcangelo Raffaello (Testo di Jacopo Cicognini). Anche della produzione di Balli, Mascherate ed intermedi (in collaborazione con altri musicisti fiorentini) rimane ben poco. A parte singole composizioni sparse in pubblicazioni di altri autori ed in manoscritti vari, la produzione integrale pervenutaci di Jacopo Peri consta delle seguenti opere: (EURIDICE ed. 1600), LE VARIE MUSICHE (1609 e 1619, quest'ultima ampliata) LA FLORA (ed. 1628 in collaborazione con Marco Da Gagliano). Il «Centro Rinascimento Musicale» di Firenze si propone di realizzare l'edizione integrale discografica di tutto ciò che rimane della produzione di Jacopo Peri, sia pubblicata che sparsa in edizioni e manoscritti del tempo. Il primo disco della serie è costituito da una parte delle Varie Musiche (a una voce) edite a Firenze presso Marescotti nel 1609.

Per meglio far comprendere la grande arte di Jacopo Peri che, ricercando l'unicità Poesia - Musica, crea uno stile espressivo basato sulla forza della parola (pensiero) e la dolcezza della espressione verbale (sonorità), vogliamo riportare i giudizi di alcuni suoi contemporanei. Prima però, vogliamo meglio precisare la caratteristica particolare della creazione musicale di questo grande poeta della musica. Jacopo, che vive a Firenze alla fine del Rinascimento, in un momento in cui per una fortuita circostanza alcuni spiriti eletti (ricordiamo che fu intimo di Rinuccini e Corsi) desiderano dare una soluzione a due secoli di ricerche umanistiche, trova con squisita sensibilità un particolare rapporto espressivo tra la parola - significato e la parola - suono. Egli chiamerà tale espressione mezzana, cioè un'espressione in cui la parola parlata sarà modulata senza disperdersi ed annullarsi in una soluzione melodica (in senso moderno). Sarà, il canto, forma di «quale cosa mezzana», cioè in giusto equilibrio fra la «declamazione» ed il «buon canto». Questo canto richiede naturalmente una esecuzione particolarmente sensibile basata su una grande sicurezza nella declamazione ed una altrettanto grande capacità di slancio vocale particolarmente espressivo (messe di voce, trilli, gruppi etc.) su un Basso Continuo sobrio ma ritmicamente sempre presente al significato profondo della frase.

Ma lasciamo la parola ai suoi contemporanei: «Semideo de ' Musici» (Lorenzo Parigi, Dialogo Terzo, Firenze 1618). «Questo nobile ingegno Orfeo veramente de nostri secoli» (Cristofano Marescotti, Prefazione a «Le Varie Musiche», Firenze 1609). «Cantore e compositore eruditissimo è stato il Sig. Jacopo Peri, detto il Zazzerino, d'ottimi costumi e ben noto nella nostra città di Firenze; il quale cantando le sue opere composte con sommo artifizio, essendo di concetto lagrimevole, proprio al suo talento, avrebbe mosso e disposto al pianto ogni impetrito cuore. E già che tutta l'Italia ha ammirato la sua dolce et affettuosa maniera, le sue opere a voce sola composte, come soggetto unico e raro per tanta esquisitezza, pongo silenzio alla mia bocca, deponendo la penna, temendo con fondermi nell'oceano de ' suoi meriti. Questo ben solo dirò, che se fu suavissimo nel canto e perito nell'arte del comporre in questo nuovo stile, fu ancora nell'arte del sonare di tasti leggiadro et artifizioso e, nell 'accompagnare il canto con le parti di mezzo, unico e singolare» (Severo Bonini, Prima parte de' Discorsi e regole sovra la Musica, Ms. della Biblioteca Riccardiana di Firenze - inizio del XVII secolo). «Allora ritrovò il Sig. Jacopo Peri quella artifiziosa maniera di recitare cantando, che tutta Italia ammira. Io non m'affaticherò in lodarla,per ciò che non è persona che non le dia lodi infinite, e niuno amator di musica e che non abbia sempre davanti i canti d'Orfeo: dirò bene, che non può interamente comprendere la gentilezza e la forza delle sue arie chi non l'ha udite cantare da lui medesimo; però che egli dà loro una sì fatta grazia e di maniera imprime in altrui l'affetto di quelle parole, che è forza piangere e rallegrarsi secondo che egli vuole» (Marco Da Gagliano, Prefazione alla«Dafne», Firenze 1608). «Il Peri aveva scienza, e trovato modo con ricercare poche corde, e con altra esatta diligenza, d'imitar il parlar familiare, acquistò gran fama. Giulio ebbe più leggiadria nelle sue invenzioni». (Pietro de' Bardi, Lettera a G. B. Doni, Firenze 1634). 

LE  VARIE  MUSICHE

Nel 1609, l'editore fiorentino Marescotti, dopo il successo ottenuto dalla pubblicazione delle Musiche per l'Euridice (il poeta era - ricordiamolo - Ottavio Rinuccini), pubblica una raccolta di Musiche a 1 - 2 e 3 voci del già famoso cantore e compositore «Zazzerino».

Chiabrera, Rinuccini e Petrarca sono gli autori più importanti dei testi poetici scelti da Jacopo; i primi quattro madrigali della raccolta sono tratti dal petrarchesco «Canzoniere»; si tratta dei sonetti «In qual parte del Ciel», «Tutto'l dì piango», «Quest'umil fera», «Lasso ch'i’ ardo» particolarmente patetici ed artificiosi e che offrono la possibilità al Peri di mettere in atto tutta la scienza armonica che i contemporanei gli riconoscono. Tipicamente autore di Seconda Pratica (è citato come tale, insieme ad un altro monodista, Caccini, da Monteverdi), Peri utilizza tutti gli effetti essenziali per l'espressione degli «affetti»: dissonanze, cromatismi e speciali effetti vocali (portamenti, messe di voce.). Come per Caccini, anche per lo «Zazzerino» esiste una differenza fondamentale tra il madrigale e l'aria. Mentre quest'ultima è una composizione di carattere strofico, caratterizzata esclusivamente dal ritmo ternario e dalle sue audacie ritmiche fra Canto e Basso Continuo, il madrigale realizza splendidamente l'ideale di una espressione vocale in cui la modulazione del testo poetico sia sempre sospesa tra l'intonazione parlata ed il canto; è ciò che dà il carattere drammatico - patetico (che è proprio di Jacopo) e statico, contemporaneamente, dello «stile recitativo» del Peri.

IL  BASSO  CONTINUO

Il Basso Continuo è realizzato su uno strumento eccezionale: un Clavicembalo, autentico, di Domenico Da Pesaro del 1570 (LA originale = 440 Hertz). Da una Iscrizione riguardante alcuni avvenimenti della corte medicea, possiamo dedurre che verso il 1580 questo strumento si trovava a Firenze. Come tutti gli strumenti italiani dell'epoca, anche questo straordinario «Gravicembalo» ne possiede le splendide caratteristiche: sonorità corposa, rotonda e pura contemporaneamente, con un chiaroscuro che gli proviene dalla ricchezza di armoniche e che si accorda magnificamente con la voce pura e rotonda di Nella Anfuso. La realizzazione armonica segue le indicazioni dello stesso Jacopo Peri; si tratta della edizione pubblicata nel 1979 dal «Centro Studi Rinascimento Musicale» e facente parte della sua collezione «Collana di opere del XVI e XVII secolo».

Testo Musicologico del Prof. Annibale Gianuario

 

 

 

 

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